Alessandro Bonato dirige la Haydn
In programma Šostakovič e Čajkovskij.
Nel 1960, Dmitrij Šostakovič si reca a Dresda per visitare il set del film Cinque giorni e cinque notti, un progetto cinematografico che racconta la distruzione della città tedesca e per il quale era stato incaricato di comporre la colonna sonora. Tuttavia, ciò che avrebbe dovuto essere un semplice impegno musicale si trasforma in una riflessione profonda e controversa. Il compositore, infatti, non riesce a tradurre le sue idee per il film in una composizione soddisfacente. “Per quanto abbia provato a convertire gli abbozzi musicali per il film, finora non ci sono riuscito. Ho invece scritto un quartetto che non serve a nessuno ed è ideologicamente riprovevole. Ho pensato che, dovessi morire prima o poi, non ci sarà nessuno che scriverà un’opera dedicata alla mia memoria”, scrive il 19 luglio all’amico Isaak Glikman, rivelando così la sua crescente inquietudine.
Poco prima di questa riflessione, Šostakovič aveva ceduto alle pressioni delle autorità sovietiche, aderendo al partito comunista. La reazione creativa a tale compromesso sarà l’ottavo quartetto per archi, che Šostakovič concepisce come un’opera "in memoria delle vittime del fascismo e della guerra". L’op. 110, che si presenta come una "macabra autobiografia senza parole", è una composizione che attinge quasi interamente dalle sue stesse opere precedenti, ma anche da riferimenti esterni come il "Crepuscolo degli dei" di Wagner, una canzone della rivoluzione russa e la sesta sinfonia di Čajkovskij. La composizione si trasforma in un vero e proprio collage musicale, una riflessione personale e critica sulla propria esistenza e sul contesto storico che lo circonda.
Il violista e direttore d'orchestra Rudolf Barshai, con grande abilità, arrangia questo “patchwork musicale” per orchestra d’archi, dando nuova vita alla partitura. Quando presenta il lavoro a Šostakovič, la sua reazione è ironica ma sincera: "Gli è piaciuta molto, e con il suo consueto senso dell'umorismo ha esclamato: ‘Be’, è più bella dell'originale. Daremo un nome nuovo al pezzo: Sinfonia da camera op. 110a’."
Anche i due brani che aprono il concerto sono esempi di arrangiamenti e trasposizioni. Nel 1888, Pëtr Čajkovskij rielabora il suo Nocturne, tratto dalla sua prima raccolta di composizioni per pianoforte, risalente al 1873, adattandolo per orchestra e violoncello. Lo stesso Čajkovskij, nel 1876, compone le Variazioni su un tema rococò, un’opera che nasce da una commissione del violoncellista e professore al Conservatorio di Mosca, Wilhelm Fitzenhagen. Inizialmente concepito come un omaggio stilistico a Mozart, il brano subisce però modifiche da parte del committente, che altera la parte solistica e cambia la struttura dell’opera. Čajkovskij cede alle modifiche e autorizza la nuova versione, che viene eseguita per la prima volta nel 1877 a Mosca con Fitzenhagen come solista al violoncello. Un adattamento che, pur mantenendo l’eleganza e la raffinatezza dell’opera originale, ne trasforma l’essenza.
La storia di queste composizioni, tra compromessi ideologici, trasformazioni artistiche e adattamenti stilistici, rivela la profonda riflessione e la resilienza di compositori come Šostakovič e Čajkovskij.
Alessandro Bonato dall’ ottobre 2025 sarà il nuovo Direttore principale della Haydn, un ruolo importante per lo sviluppo artistico della compagine orchestrale per le prossime tre stagioni. Insieme al Direttore musicale Ottavio Dantone e al Direttore ospite Thomas Dausgaard, Bonato sarà impegnato sia nei concerti sinfonici che nelle produzioni d’opera.
Il violoncellista Ettore Pagano, cui sono affidati i ruoli solistici del programma, è stato omaggiato dalla rivista Musica così :“…una sensibilità a dir poco sorprendente, un fraseggio flessibile ed elegante, insieme ad un suono caldo ed avvolgente, laddove il solista ha potuto dimostrare brillante virtuosismo, vibrante energia e globale fluidità.”
Martedì 08.04.2025 alle 20.00
Orchestra Haydn
Alessandro Bonato, direttore
Ettore Pagano, violoncello
Mauro Franceschi