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Brahms e Antonìn Dvořák per la Haydn

01/04/2025, 18:00

Sul podio Michele Mariotti

Stagione sinfonica (foto: FHS)
Stagione sinfonica (foto: FHS)

Con la Sinfonia in fa maggiore, Johannes Brahms compie un passo decisivo nel distacco dall’ombra del "gigante" Beethoven. La prima esecuzione a Vienna, avvenuta nel 1883, suscita reazioni contrastanti: i sostenitori di Wagner non risparmiano fischi, accusando l’opera di essere "musica assoluta", priva di legami con il dramma e la teatralità del compositore tedesco. Tuttavia, la struttura meticolosa e la densità quasi cameristica della composizione riescono comunque a conquistare il pubblico viennese.

Nel suo diario, Clara Schumann descrive l'impressione che i primi due movimenti suscitano in lei come un "misterioso incanto della vita nel bosco". Perfino Eduard Hanslick, uno dei critici più severi dell'epoca, che in passato aveva contrastato il presunto "tradizionalismo" di Brahms con la "scuola neotedesca" di Wagner e Liszt, riconosce la trasparenza e la bellezza della musica. Anche Antonín Dvořák, grande ammiratore del compositore tedesco, esprime un entusiasmo sincero. "Non esagero nel dire che quest’opera supera le sue due prime sinfonie. Non tanto per grandezza e concentrazione, ma sicuramente per bellezza", scrive al suo editore Fritz Simrock. "Crea un’atmosfera che in Brahms non si trova spesso, con melodie splendide che scaldano il cuore."

Nel gennaio del 1893, Dvořák, ormai trasferito a New York, inizia a concepire la sua Sinfonia Dal nuovo mondo. Il compositore avverte immediatamente l’influenza dell’ambiente americano, che si riflette nei negro-spirituals cantati dal suo allievo Harry Thacker Burleigh, ma anche nel contesto culturale che lo circonda, tra cui il celebre Wild West Show di Buffalo Bill e l’adattamento del mito indiano di Hiawatha da parte di Henry Longfellow. La Nona Sinfonia, eseguita per la prima volta nel dicembre del 1893 alla Carnegie Hall di New York sotto la direzione di Anton Seidl, amico di Dvořák, conquista il pubblico americano. La sinfonia viene celebrata come il prototipo di una nuova musica "americana", un incontro tra la tradizione europea e l’energia creativa del Nuovo Mondo.

Pesarese, Michele Mariotti si è diplomato in composizione al Conservatorio Rossini della sua città, e in direzione d’orchestra presso l’Accademia Musicale Pescarese.
È stato Direttore principale (dal 2008) e poi Direttore musicale del Teatro Comunale di Bologna (2015-2018), è Direttore Musicale del Teatro dell’Opera di Roma.

Martedì 01.04.2025 alle 20.00

Orchestra Haydn
Michele Mariotti, direttore
Johannes Brahms: Sinfonia n. 3 in fa maggiore, op. 90

Teatro Comunale - Sala Grande

Mauro Franceschi