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Musica, silenzio e spiritualità, Arvo Pärt , Edvard Grieg e Jean Sibelius

13/05/2025, 00:00

Sul podio della Haydn Thomas Dausgaard.

Locandina (foto: Vivaldi)
Locandina (foto: Vivaldi)

"La mia anima aspira al Signore, e in lacrime Lo cerco. Come posso non cercare Te?" Con queste parole – tratte da una preghiera del monaco russo-ortodosso Silouan del Monte Athos – Arvo Pärt firma nel 1991 uno dei suoi brani più intensi e rarefatti, Silouan’s Song. Una composizione per orchestra d’archi che nasce, come spesso accade nella poetica del compositore estone, dal silenzio e dal vuoto: non solo concetti estetici, ma veri strumenti di scrittura. Le “battute vuote” disseminate nella partitura si fanno spazi di contemplazione, pause del cuore, sospensioni in cui il suono diventa preghiera.

A confronto, ma non in contrasto, si staglia l’universo teatrale e grottesco di Peer Gynt, poema drammatico scritto da Henrik Ibsen nel 1867 sulle coste italiane, tra Ischia e Sorrento. Il protagonista, un sognatore e millantatore, si muove in un mondo dove la realtà cede costantemente il passo alla fantasia. Un’impresa ardua per qualsiasi compositore: eppure, Edvard Grieg – chiamato da Ibsen a firmarne le musiche di scena – riesce a trasformare quella materia in un successo internazionale. Dai 26 pezzi originali nasceranno due suite orchestrali, pubblicate nel 1888 e nel 1891, che contengono brani celeberrimi come Il mattino, La morte di Åse, La danza di Anitra e Nell’antro del re della montagna.

Un altro artigiano del mistero musicale è Jean Sibelius. Per il compositore finlandese, scrivere equivale a decifrare i segni di un mosaico caduto dal cielo. È con questa immagine che descrive il lungo e tormentato processo creativo della sua Quinta Sinfonia: una composizione iniziata nel pieno della Prima guerra mondiale, riscritta nel 1916 e infine completata nella sua versione definitiva nel 1919. Ridotta da quattro a tre movimenti, la sinfonia si chiude con sei fragorose esplosioni orchestrali, quasi un grido cosmico. Il 22 aprile 1919, Sibelius annota nel diario: "Sinfonia n. 5 – mirabile, o dovrei dire horrible dictu. Finita, nella sua versione definitiva. È stata una lotta con Dio."

Arvo Pärt è oggi considerato un maestro della musica sacra contemporanea e uno dei principali esponenti del minimalismo spirituale. Dopo un inizio influenzato dalle avanguardie del Novecento – in particolare da Šostakovič, Prokof’ev e il serialismo – Pärt visse negli anni '60 una profonda crisi artistica e interiore. Questo momento di riflessione lo portò a un lungo silenzio compositivo, interrotto solo dopo una svolta radicale. Intorno al 1976, Pärt abbandonò definitivamente lo stile dodecafonico per dare vita al "tintinnabuli", una tecnica compositiva unica che fonde rigore matematico e semplicità estrema. Ispirata al suono delle campane (da cui il nome latino tintinnabulum), questa tecnica è fondata sull’interazione di due voci: una melodica e una armonica che si muove all’interno degli accordi triadici. Il risultato è una musica ipnotica, meditativa, che sembra sospesa fuori dal tempo.

Martedì 13.05.2025 alle 20.00

Orchestra Haydn
T. Dausgaard, direttore

Arvo Pärt: Silouan's Song
Edvard Grieg: "Peer Gynt", Suite (a cura di T. Dausgaard)
Jean Sibelius: Sinfonia n. 5 in mi bemolle maggiore, op. 82 (versione 1915), Prima Italiana

Auditorium - Auditorium Sala Grande

Mauro Franceschi